In un mite giovedì di maggio, mentre gran parte del mondo celebrava la Giornata Internazionale della Biodiversità con dichiarazioni benintenzionate e piantumazioni simboliche, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ha scelto un’altra via. Una giornata intera di incontri tra pensatori, decisori politici, scienziati e imprenditori, non per proclamare, ma per ascoltare, interrogarsi e delineare i contorni di ciò che potrebbe venire.
La prima edizione de I Dialoghi di Pollenzo, co-organizzata con la Fondazione Patto con il Mare per la Terra, si configura come qualcosa di più di una semplice conferenza annuale. Si sta delineando come una piattaforma operativa: uno spazio in cui l’ecologia non è l’oggetto, ma la struttura stessa del pensiero.
Ripensare le Istituzioni dall’Interno
Il Rettore Nicola Perullo ha aperto con un invito chiaro: ripensare il ruolo dell’università non come luogo di trasmissione, ma come spazio di rigenerazione. In questo contesto, la biodiversità non è un tema, ma una lente attraverso cui comprendere la realtà. Il presidente di UNISG, Carlo Petrini, è stato ancora più diretto: “La narrazione secondo cui la sostenibilità frena il progresso è ancora dominante,” ha affermato. “Quel tempo è finito. La domanda non è più se, ma come.”
Il come, a quanto pare, è stato analizzato in modo articolato. Il biologo marino Roberto Danovaro, figura pragmatica e convincente, ha sottolineato che il ripristino degli ecosistemi genera ritorni economici che farebbero invidia a qualsiasi investitore. “Un euro investito, quaranta restituiti,” ha detto. Il problema, secondo lui, non è il costo, ma il coraggio.
Il come, a quanto pare, è stato analizzato in modo articolato. Il biologo marino Roberto Danovaro, figura pragmatica e convincente, ha sottolineato che il ripristino degli ecosistemi genera ritorni economici che farebbero invidia a qualsiasi investitore. “Un euro investito, quaranta restituiti,” ha detto. Il problema, secondo lui, non è il costo, ma il coraggio.
“La narrazione secondo cui la sostenibilità frena il progresso è ancora dominante,” ha affermato. “Quel tempo è finito. La domanda non è più se, ma come.”
Uno Sguardo più Profondo
A distinguere la giornata non è stato il consenso, ma la complessità. L’europarlamentare Dario Nardella ha descritto Pollenzo come un “nuovo umanesimo” in cui la terra, non il capitale, è al centro. La ricercatrice Francesca Greco ha invece lanciato un monito contro una nuova ondata di inganni verdi, questa volta mascherati d’acqua. “Bluewashing,” lo ha definito: marketing di virtù ecologiche senza alcuna responsabilità reale.
L’ecologo urbano Davide Geneletti ha posto l’attenzione sulle città, viste al contempo come colpevoli e potenziali protagoniste nella lotta al cambiamento climatico. La biologa marina Nunziacarla Spanò ha posto una domanda semplice ma potente: perché il Mediterraneo, mare tra i più ricchi di biodiversità e tra i più fragili politicamente, continua a essere escluso dalle grandi conversazioni ecologiche?
E poi c’era l’economia. Michele Andriani, a capo di un gruppo industriale alimentare, ha parlato con chiarezza della necessità di “talenti capaci di tenere insieme scienza, etica e strategia.” Corrado Paternò Castello, fondatore di una start-up orientata alla sostenibilità, ha chiesto standard ESG più profondi e concreti. Barbara Nappini di Slow Food ha riformulato il dibattito intorno al concetto di cura: non protezione, ma responsabilità.
Una Chiusura Diversa
Quando il professor Silvestro Greco ha preso la parola per chiudere la giornata, non ha offerto frasi ad effetto né proposte politiche. Ha tracciato un’etica. “A Pollenzo,” ha detto, “non insegniamo slogan. Insegniamo a pensare con chiarezza e ad agire con libertà. Non basta più commentare. Dobbiamo decidere.”
Nessuna dichiarazione finale, nessuna risoluzione: solo conversazioni e la promessa di continuità.
La seconda edizione è già in fase di progettazione.
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